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Cinema Italia 2016: I film

 

LATIN LOVER

Regia: Cristina Comencini

In occasione del decimo anniversario della morte di Saverio Crispo, un attore simbolo del cinema italiano ed eterno latin lover, in un paesino della Puglia viene organizzata una cerimonia a cui prendono parte le cinque figlie e due ex mogli, una italiana e una spagnola. Segreti, rivalità e nuove passioni faranno scoprire a tutte loro un passato inaspettato che le porterà a rivedere anche le rispettive vite.

“Latin lover è, in fondo, un film sul mito del padre. Per tutte noi donne il padre è un mito, non solo per le figlie di una grande star come è stato Saverio Crispo. Perché le donne sono sempre innamorate del padre, un essere sconosciuto e sfuggente, che ogni figlia mitizza. Nel film, tutti i personaggi femminili hanno un legame molto forte con questo padre e marito fascinoso e seduttore, ma poi scoprono la libertà di essere finalmente se stesse. E’ il personaggio della seconda moglie che innesca il momento della liberazione, quando invita le altre a crescere finalmente. E’ un momento che ogni donna attraversa, è parte della nostra vita. Per raccontare tutto ciò, ho optato per il registro della commedia. E’ il genere che mi è proprio. Inizialmente la storia aveva un tono più forte, drammatico, poi abbiamo preferito la leggerezza, non senza un po’ di commozione.”

Cristina Comencini

 

LEA

Regia: Marco Tullio Giordana

Il film è ispirato alla vera storia di Lea Garofalo e si basa su materiale d'inchiesta giornalistico e sulle sentenze dei processi che hanno condannato all'ergastolo il marito Carlo Cosco e i complici che l'hanno assassinata. La figlia di Lea, Denise, minorenne all'epoca dei fatti, ha testimoniato al processo contro il padre e vive ora sotto protezione. Il film è dedicato a queste due donne coraggiose.

“Ho voluto raccontare la storia di Lea Garofalo perché l’unica speranza di penetrare in una struttura familistica come la ‘ndrangheta è far sì che la fortezza interna si sgretoli, grazie alle donne che decidono di non essere più custodi di quella filosofia mafiosa. L’esempio di Lea Garofalo è molto più utile di qualsiasi attività investigativa, che è importantissima, ma senza cambiamenti culturali non succede nulla.”

Marco Tullio Giordana

 

NON ESSERE CATTIVO

Regia: Claudio Caligari

Periferia di Roma e Ostia, anni Novanta. I "ragazzi di vita" un tempo descritti da Pasolini appartengono ora a un mondo che ruota intorno all'edonismo. Un mondo in cui soldi, macchine potenti, locali notturni, droghe sintetiche e cocaina "girano facili". Ed è in questo mondo che i 20enni Vittorio e Cesare si muovono, in cerca della loro affermazione. L'iniziazione all'esistenza ha però un costo altissimo: Vittorio, per salvarsi, prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Il loro forte legame, però, farà sì che Vittorio non abbandonerà mai veramente il suo amico, sperando sempre in un futuro migliore. Insieme.

“Non essere cattivo è la storia di un’amicizia, forte, virile, ma non c’entra l’omosessualità, per me è fratellanza. È un legame che resiste anche quando si separano i loro destini, e Vittorio cerca di salvarsi, di integrarsi attraverso il lavoro, mentre Cesare affonda nell’inferno della droga e dello spaccio, finché durante una rapina è ferito. Non essere cattivo è ambientato a metà degli anni ‘90, perché, è il momento in cui muore il mondo pasoliniano, dei “ragazzi di vita”. Quelli di Amore tossico avevano una sorta d’ingenuità, rubavano per drogarsi e prendere da chi aveva di più era per loro un modo di rimediare all’ingiustizia sociale. Cesare e Vittorio rappresentano gli ultimi di quella umanità. Oggi si ruba non solo per farsi, ma per accumulare, comprare lusso, Rolex, macchine potenti, scarpe griffate: i ragazzi pasoliniani sono ora parte della malavita organizzata, hanno assunto i valori borghesi dei soldi e del consumismo.”

Claudio Caligari

 

PER AMOR VOSTRO

Regia: Giuseppe M. Gaudino

Anna, madre di tre figli, è stata una bambina spavalda e sfortunata e oggi è una donna, nella sua Napoli, che da vent'anni ha smesso di vedere quel che davvero accade nella sua famiglia, preferendo non prendere posizione. Prigioniera dei doveri di madre, della famiglia, ha lasciato che la sua vita si spegnesse, lentamente. Fino a convincersi di non valere niente. Benché sul lavoro sia apprezzata e amata e questo la riempia di orgoglio. Anna è generosa, sempre pronta ad aiutare gli altri, ma non considera mai se stessa. Finché un giorno inizia il suo affrancamento. Anche dal marito, del quale decide finalmente di liberarsi.

“Ho sempre pensato a Napoli come una città che vive tra due livelli, uno sotterraneo, pieno di catacombe, cimiteri, ipogei, un altro sopra, tra i vicoli e il mare, pieno di una rara vitalità. Tra questi due mondi, combattuta tra forze contrapposte, Anna, donna fragile e forte, che si trova di fronte a una scelta. Negli anni ha accettato, per amore degli altri, talmente tante cose che il suo sguardo si è appannato, fino a smarrirsi. Al punto che l’inferno che le è accanto, non lo vede più. Per amor vostro è un percorso verso lo svelamento delle cose. Verso la luce. Il film parla di una donna che risale a fatica e ritrova la capacità di vedere le cose. Alla fine Anna troverà il suo riscatto.”

Giuseppe M. Gaudino

 

SE DIO VUOLE

Regia: Edoardo Falcone

Tommaso, uno stimato cardiochirurgo, una vita fa ha conosciuto sua moglie Carla, affascinante e “pasionaria”, oggi sfiorita come gli ideali in cui credeva. Tommaso e Carla hanno due figli; la più grande Bianca non ha interessi, non ha idee, non ha passioni. Andrea invece è un ragazzo brillante, iscritto a medicina. Ultimamente Andrea però sembra cambiato: è spesso chiuso nella sua stanza e la sera esce senza dire a nessuno dove va. Il dubbio si insinua strisciante: Andrea è gay. Chiunque sarebbe entrato in crisi, ma non Tommaso. Lui detesta ogni forma di discriminazione: siamo tutti uguali. Un giorno Andrea raduna la sua famiglia e finalmente si apre: “ho deciso di diventare sacerdote”. Per Tommaso, ateo convinto, un figlio prete è una mazzata terribile. Mentre finge di dargli appoggio totale decide di capirci di più e inizia a seguirlo di nascosto. Arriva così a don Pietro, un sacerdote davvero “sui generis”, ed assiste ad uno strepitoso “one man show” di fronte ad una folla di ragazzi osannanti. È quel prete ad aver fatto il lavaggio del cervello a suo figlio: è lui il nemico da battere. Approfittando dell’assenza di Andrea, in ritiro in un monastero, Tommaso, sotto mentite spoglie, comincia una vera e propria guerra senza esclusione di colpi. Ma le cose non vanno mai come pensiamo.

“Con Se Dio vuole volevo fare un film che raccontasse in maniera divertente e un po’ dissacrante la realtà che abbiamo intorno. Sono un grande ammiratore della commedia all’italiana degli anni ’60, dei film di Mario Monicelli, Pietro Germi, Dino Risi. Per questo cercavo un’idea diversa. Non volevo fare la solita commedia romantica, né tantomeno il tipico film comico-farsesco. Lo spunto iniziale mi è venuto guardandomi intorno. Conosco tante persone che si reputano aperte, democratiche e illuminate ma che, in realtà, sono incapaci di mettersi in discussione, dimostrando di essere l’esatto contrario. Così è Tommaso, un medico presuntuoso e pieno di sé che sarà costretto a rivoluzionare la sua vita e le sue certezze grazie all’incontro con Don Pietro, un sacerdote molto sui generis.”

Edoardo Falcone

 

LA STOFFA DEI SOGNI

Regia: Gianfranco Cabiddu

Una nave con a bordo una modesta compagnia di teatranti e pericolosi camorristi naufraga sulle coste di un'isola in mezzo al Mediterraneo. Non un'isola qualunque, ma l'Asinara, con un carcere di massima sicurezza e intorno nient’altro che il mare. Per il direttore del carcere è impossibile distinguere i pericolosi camorristi dai teatranti. Il direttore cova un forte odio verso il teatro. Dopo esser stato abbandonato dalla moglie, attrice, e si è esiliato volutamente con la figlia appena adolescente sull’Asinara, a dirigere il carcere. Trova così l’occasione per la sua vendetta e costringe e tutti i naufraghi a mettere in scena una commedia, e sarà la Tempesta di Shakespeare, per scoprire chi è attore e chi no. Riuscirà nell’intento, smascherando i camorristi che si confondono con gli scalcinati attori, per sfuggire alla prigione?

“L’idea del film è nata qualche anno fa, mentre visitavo l’isola dell’Asinara, dopo che era stato chiuso il carcere e l’isola era diventata un parco. Ma l’idea covava già dentro di me. Da giovane ho lavorato insieme al grande Eduardo De Filippo. Facevo il fonico e ho partecipato alla sua messa in scena della Tempesta di Shakespeare tradotta in napoletano. Quest’esperienza mi è rimasta impressa per tutti questi anni. Ho scelto l’isola dell’Asinara per il film perché è un pezzo di terra rimasta separata dal mondo per più di un secolo, quando c’era il carcere, dove sono stati mandati prigionieri della prima guerra mondiale, e poi camorristi, banditi sardi, etc. E’ stato un posto di dolore e di esilio, come quello in cui è recluso Prospero. Ma contemporaneamente è un luogo magnifico, quasi magico, con un paesaggio mozzafiato. L’isola stessa è un personaggio, con la sua storia e la sua vita.”

Gianfranco Cabiddu